mercoledì 29 settembre 2010

Linkare le partite di calcio in diretta in streaming è legale?

La risposta forse è No, almeno in Italia. Per questo su Microliberismo non saranno presenti link che rimandano a televisioni che, seppure abbiano acquisito i diritti di distribuzione in determinati paesi, non hanno però il diritto di trasmettere in Italia.  
La legge di riferimento sembra essere ancora un vecchio regio decreto di cui riportiamo alcune parti dell'articolo che ci interessa: 
Legge 633/41 Sezione II - Difese e sanzioni penali 171. Salvo quanto previsto dall'39;art. 171-bis, è punito con la multa da lire 100.000 a lire 4.000.000 chiunque, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma: a) riproduce, trascrive, recita in pubblico, diffonde, vende o mette in vendita o pone altrimenti in commercio un'opera altrui o ne rivela il contenuto prima che sia reso pubblico, o introduce e mette in circolazione nel regno esemplari prodotti all'estero contrariamente alla legge italiana; ..... 
Visto che in Italia siamo rimasti al '41, mentre all'estero per fortuna le cose vanno un po' diversamente (vedi caso rojadirecta), noi per il momento non vogliamo rischiare di incorrere in sansioni, ci accontentiamo allora di linkare esclusivamenti quegli eventi sportivi per cui in Italia nessuno detiene i diritti di distribuzione. Ovviamente linkando televisioni che hanno acquisito diritto di trasmettere. Mi auguro che le cose cambino in meglio in Italia e che ci sia maggiore microliberismo, affinchè delle attività di poco conto non diventino grattacapi seri. 
Se qualcuno ha delle informazioni diverse da quelle in nostro possesso siamo lieti di conoscerle. Per questo invitiamo chiunque ne sappia più di noi a commentare su questo post. Ringraziamo anticipatamente tutti.





venerdì 24 settembre 2010

Non trovo lavoro. Ecco cosa chiedono oggi i datori di lavoro.

Sono mesi che sui giornali e sui siti di offerte di lavoro trovo annunci del genere: Ragioniere Commercialista in Associazione Professionale con Studio a Napoli Centro seleziona collaboratrice e/o praticante e/o segretaria particolare anche prima esperienza di bella presenza, dolce, per lavoro di studio e piacevoli intermezzi, inviare foto e notizie.
L'ho copiato tal quale come l'ho trovato. Ho preso quello meno esplicito per non scrivere cose volgari sul mio sito. Ma sta diventando una moda richiedere prestazioni "particolari" scopo assunzione? Possibile che si abbia poi il coraggio di inserire tali annunci senza nessuna paura.
Non c'è più vergogna di niente! Quando la reintroduzione dello Ius primae noctis ?  



lunedì 20 settembre 2010

La questione morale è una balla se non si cambia il sistema elettorale.

Sono anni che sentiamo parlare di questione morale. Sarà dai tempi di Mario e Silla o forse prima, senza che la questione sia mai sata risolta. Il problema è che, nella maggior parte dei casi, chi solleva la questione lo fa quasi sempre ed esclusivamente per attaccare una parte avversa. Ovviamente nessuna persona onesta vuole politici corrotti e disonesti. Ma basta la voce di un altro politico a dire chi è onesto e chi no?
  Noi microliberisti crediamo che il compito di un vero politico, non sia quello di attaccare i singoli personaggi. Spetta alla magistratura fare chiarezza sui singoli. La politica vera, deve proporre leggi che sistemicamente impediscano certe situazioni di corruzione e collusione, a partire dalla legge elettorale.

Con l’attuale legge elettorale, il "porcellum" si è creata una vera e propria casta, che impedisce di fatto l'inserimento in politica di persone e idee nuove. Ma allora era meglio il voto di preferenza?

Noi siamo convinti di no.

Quando c'era il voto di preferenza, il nepotismo, il clientelismo e la collusione con la mafia erano inevitabili. Chi è intellettualmente onesto e sa qualcosa di statistica e di come funzionano le elezioni, deve ammettere che con le preferenze all'interno di una lista è superavvantaggiato il politico che può contare su di un humus di strette relazioni clientelari, se non mafiose. Noi invece proponiamo un sistema elettorale nuovo, che introduce due punti fondamentali:

1) esame di stato per ottenere la idoneità ad essere eleggibile.
2) ciascun partito “sorteggia” i propri candidati tra gli iscritti eleggibili.

Assurdo dirà qualcuno, ma bisogna fare qualcosa per cambiare. Col sorteggio non si può essere così sfortunati da avere candidati peggiori di quelli attuali, è matematica. E non è una battuta.
Ma fino a quando si griderà contro qualcuno non si otterrà mai niente. Oggi io grido contro tizio, domani tizio griderà contro di me e la gente non saprà mai con certezza dove è la verità.
Purtroppo però, chi fa politica lo fa prima per se stesso, poi per le idee e il bene comune. Con un sistema elettorale che introduce i due punti sopra descritti, chi fa politica non avrebbe nessuna garanzia di avere un tornaconto. Per questo non sarà mai accolto da nessuno, non perchè sia così assurdo.
Il lavoro degli attuali politici è tutto incentrato ad assicurarsi la pagnotta (e che pagnotta!) figuriamoci se possano mai essere d'accordo con il sorteggio. Ma ripetiamo, fino ad essere noiosi, col sorteggio non si può matematicamente avere una rosa di candidati peggiori e neanche lontanamente simile a quelle che fino a oggi hanno espresso i partiti



martedì 7 settembre 2010

In un momento di crisi globale dal punto di vista economico e di difficoltà del calcio italiano, è giusto che i calciatori di Serie A guadagnino queste cifre?

Secondo noi Si. Se i soldi provengono esclusivamente da chi segue il calcio. Troviamo molto più scandaloso che i dirigenti degli enti di ricerca guadagnino circa 300000 euro all'anno, mentre i giovani ricercatori devono elemosinare contratti da fame quà e là. Lo scandalo vero, perciò, sono i dirigenti pubblici che hanno stipendi da calciatori. 
Nel privato ognuno paga i suoi dipendenti come meglio crede, nel rispetto della legalità e dei bilanci societari.E' nel pubblico invece, dove si utilizzano i soldi di tutti, che bisogna fare maggiore chiarezza.



lunedì 6 settembre 2010

Tumori nei bambini, l'AIRC premia Massimo Zollo e il CEINGE

La scoperta è stata fatta nei laboratori del Centro di Ricerca CEINGE-Biotecnologie avanzate, punta d’eccellenza nel settore della ricerca biomedica nel Mezzogiorno d’Italia, diretto dal biochimico napoletano Francesco Salvatore:   
i ricercatori hanno individuato per la prima volta un microRna che agisce fermando la diffusione delle cellule staminali tumorali e, quindi, la formazione delle metastasi. Un nuovo fondamentale traguardo nella lotta contro il tumore infantile e una speranza per le terapie del futuro, che il comitato scientifico dell’Airc, composto da esperti internazionali, ha selezionato tra 502 progetti finanziati nel 2009.
Lo studio, condotto da Massimo Zollo, professore di Genetica presso la Facoltà di Scienze Biotecnologiche dell’Università “Federico II” di Napoli, è stato infatti presentato nella campagna Airc tra le 12 ricerche italiane più meritevoli di segnalazione. Riguarda in modo particolare il medulloblastoma, una forma grave di cancro cerebrale che colpisce i bambini, il più diffuso tra i tumori pediatrici del sistema nervoso.
«Si tratta di un tumore del cervelletto che si sviluppa nei bambini nei primi anni di vita - spiega il professor Zollo - ed è scatenato da eventi genetici molecolari. È fortemente metastatico e ha una peculiarità: è noto che in queste forme tumorali l’aggressività e la ricorrenza anche dopo cure invasive siano dovute principalmente alla presenza di cellule staminali tumorali. Abbiamo dimostrato con il nostro studio per la prima volta che un microRna controlla negativamente la formazione e il mantenimento delle cellule tumorali staminali del sistema nervoso. Un microRna messaggero - chiarisce il professor Zollo - che nel medulloblastoma ha la caratteristica di inibire la formazione delle metastasi interrompendo il processo di diffusione delle cellule staminali tumorali. In futuro potrebbe diventare una terapia fondamentale da affiancare a quelle già disponibili».
Un terzo dei piccoli pazienti affetti da medulloblastoma risulta incurabile. I due terzi vengono sottoposti a terapie estremamente invasive, che possono significativamente danneggiare la vita degli ammalati.
«La presenza del microRna nel tumore ha un potere prima di tutto diagnostico - fa notare il professor Zollo - perché identifica i pazienti che hanno un basso rischio di metastasi. Inoltre si può proporre in futuro, in combinazione con i metodi di oggi (interventi chirurgici, di radioterapia e di chemioterapia), la possibilità di usare questo Rna per colpire le cellule staminali tumorali.
Dalle dimostrazioni in vitro, i ricercatori sono passati alla validazione dell’effetto terapeutico nei topi attraverso studi di xenotrapianto di cellule tumorali umane nei topi stessi. In questo momento il gruppo di ricerca del CEINGE sta studiando come questo microRna si accende e si spegne nella biologia di una cellula normale o tumorale del sistema nervoso. «Stiamo cercando di capire se esistono dei metodi alternativi all’utilizzo di adenovirus (metodo sperimentato finora), per attivare l’inibizione del fenomeno metastatico “accendendo” il microRna dall’interno della cellula stessa.
La ricerca del prof. Zollo è stata finanziata oltre che dall’Airc, anche dalla Comunità Europea EUFP6/EUFP7 e dalla Fondazione Italiana per la lotta al Neuroblastoma “Progetto Pensiero”. Tra le istituzioni coinvolte, c’è principalmente il CEINGE con le sue piattaforme tecnologiche. Inoltre, La Facolta` di Scienze Biotecnologiche presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” , Il Dipartimento di Biochimica e Biotecnologie Mediche, il Dipartimento di Chimica delle Sostanze Naturali, il Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie - Sez. di Clinica Chirurgica, Il Dipartimento di Diagnostica per Immagini, Istituto di Biostrutture e Bioimmagini, CNR di Napoli, L’Ospedale Santobono Neurochirurgia Pediatrica di Napoli, L’anatomia patologica dell’ Ospedale Pausilipon di Napoli, l’Istituto Marie Curie, Parigi, Francia e l’Ospedale “Sick Kids Children”, Toronto, Canada. (A.B.)
Fonte: Unina.it 



Fini rilancia la sfida a Berlusconi "Pdl non c'è più, nuovo patto fino al 2013"

Nell'atteso discorso alla Festa Tricolore il presidente della Camera parla per ottanta minuti. Attacchi al premier, ma non c'è l'annuncio del nuovo partito. "Da noi niente ribaltoni, ma il partito deve rinascere". Scontro coi colonnelli. "Sì al Lodo, ma niente leggi ad personam". "No a un federalismo contro interesse di tutti. Priorità a economia e occupazione". Sulla campagna del Giornale: "Attacchi infami contro la mia famiglia"   
MIRABELLO (FERRARA) - Niente nuovo partito. Ma una sfida aperta al Cavaliere. Al quale chiede un nuovo patto di legislatura, fino al 2013. Ma sul quale fa cadere una dopo l'altra parole pesanti come macigni. Sulla giustizia, con lo slogan garantismo non è impunità; sulla politica estera, con l'attacco alle "genuflessiono" a Gheddafi; sull'economia, con il sostegno alle proteste di scuola e polizia; sulla concezione stessa di politica, ricordando al premier che "governare non è comandare". 
Per Gianfranco Fini, Mirabello non è un posto come gli altri. Questo è "il luogo delle emozioni". Lo dice all'inizio del suo attesissimo discorso. Le emozioni di ieri e dell'altro ieri sono niente in confronto a quella di oggi. Ottanta minuti in cui il presidente della Camera ritrova se stesso (dopo 36 giorni di silenzio pubblico) e il suo esercito. Senza più colonnelli o capitani. Ma con il fermo proposito di portare avanti la battaglia di Futuro e Libertà. Non per tornare in un partito, il Pdl, che non esiste più avendo tradito il suo stesso nome, con l'espulsione illiberale del 29 luglio. Ma neanche, non ancora per lo meno, per dare vita a un nuovo soggetto politico, come speravano molti dei militanti. Malumori che, al momento di lasciare la piazza, qualcuno ha esternato nei commenti con il proprio vicino.
La sfida a Silvio Berlusconi ha i connotati di un nuovo patto di legislatura, per scongiurare quelle elezioni anticipate che sancirebbero un fallimento
di entrambi. Le condizioni però sono al rialzo: non è il più il tempo dell'acquiescenza o della subalternità alla Lega. Si va avanti ma senza ultimatum e senza perseguire obiettivi che non erano nel programma e non corrispondono ai bisogni reali del paese: la priorità va all'economia. E non alla questione della giustizia: il garantismo, ripeterà più volte Fini, non significa impunità permanente. Tutto questo senza lasciarsi condizionare da ultimatum o intimidazioni che sottolinea il presidente della Camera, quando come in queste settimane prendono di mira la famiglia (attraverso una vera e propria "lapidazione"), non sono altro che un costume tipico degli "infami".
Lo scambio emozionale tra la piazza e il suo leader è costante durante tutto il discorso. Il presidente della Camera fa diverse concessioni alla pancia e al cuore del suo uditorio. Prima di tutto, come ogni team che si rispetti, tutta la squadra di Futuro e libertà viene presentata dal deputato Luca Bellotti. Applausi per tutti e ovazione per Mirko Tremaglia, il legame più solido con la storia che fu. Non è tempo per buoni o cattivi, come canta Vasco Rossi, in uno dei brani della colonna sonora scelta dagli organizzatori. L'attesa però si scioglie soltanto quando arriva il presidente della Camera. Sale sul palco dopo che hanno portato i loro saluti emozionati il padrone di casa Vittorio Lodi, organizzatore di 29 edizioni della festa Tricolore, il giovane Giuseppe Tatarella, che cita il padre Pinuccio, in quello che è un altro omaggio alla memoria della destra di casa nostra. E Chiara Moroni, che è invece un'iniezione di novità culturale e politica da sottolineare.
Il resto si consuma, appunto, nel rapporto tra l'uditorio e il presidente della Camera. Che sa evocare sapientemente gli umori della piazza di casa. Sale sul palco alle 18.26 e ci vuole almeno un minuto prima che riesca a prendere la parola, sommerso dal boato e dal coro "Chi non salta Berlusconi è!". E cita subito un "grande uomo", quel Giorgio Almirante che nella stessa piazza aveva auspicato un salto generazionale aprendo la strada alla successione del suo Delfino. Primo applauso convinto, così come quando Fini prende di mira due tagli particolarmente sgraditi della manovra economica: quelli alle forze di polizia culminati nella manifestazione di Venezia e quelli alla scuola che hanno provocato le "giuste proteste dei precari", condannati alla lotteria delle cattedre. L'attacco al ministro Gelmini non è roba da poco. Come quello riservato alla Lega sulle quote latte, e sui veti posti ai provvedimenti sulla liberalizzazione delle municipalizzate e sull'abolizione delle province. 
Ma è in almeno altre due occasioni che il presidente della Camera parla davvero alla pancia del suo pubblico. Quando definisce poco decoroso lo spettacolo offerto dalla visita in Italia del Colonnello Gheddafi: uno, dice Fini, che non può insegnare niente né sulla libertà della donna, né sui diritti civili. E' la condanna della "genuflessione" che i finiani aspettavano dalla mattina. Prima ovazione. La seconda ancora più convinta si materializza quando è a essere evocati sono "quei colonnelli o capitani, che hanno soltanto cambiato generale e magari sono pronti a cambiarlo di nuovo". E' standing ovation mentre a parecchi ex An dovranno essere fischiate le orecchie. 
La parte restante riguarda il duello a distanza con il presidente del Consiglio. Le colpe di quest'ultimo sono note. La più grave è aver decretato un'espulsione illiberale, "da libro nero dello stalinismo", del cofondatore del Pdl e dei suoi seguaci, durante l'ormai famoso ufficio politico del 29 luglio. Un atto "lesivo della dignità del partito stesso", sottolinea Fini, degno di chi non ha ancora compreso che "in democrazia non ci sono eresie". E che "governare non significa comandare" come succede per le aziende di famiglia. Ecco perché il Pdl non esiste più. Esiste il partito del Predellino o Forza Italia allargata, sono le due definizioni coniate dal presidente della Camera. Va da sé che rientrare in ciò che non esiste più non è possibile. Fli va avanti, ancora senza un proprio partito. Senza cambi di campo e senza l'obiettivo della ricomposizione o peggio del "perdono" forzato. Un segnale di compattezza, a quanti "dilettandosi di ornitologia", scherza Fini ci dividono in falchi e colombe. 
I contenuti del nuovo patto di legislatura - che secondo Bersani somiglia più che a una proposta al vecchio gioco del cerino - sono già destinati a far discutere. Capitolo giustizia: la magistratura è un caposaldo della nostra democrazia, premette Fini, anche se ci sono alcune mele marce. Fatto salvo l'obiettivo di tutelare le alte cariche dello Stato, non sembrano percorribili ipotesi (come la norma provvisoria contenuta nel provvedimento sul processo breve) che cancellano tanti procedimenti colpendo cittadini che aspettano da anni di veder riconosciuti i propri diritti. Uno stop alla norma a cui sta lavorando la maggioranza con il consigliere giuridico del premier. Quel Niccolò Ghedini a cui il presidente della Camera riserva l'immagine del Dottor Stranamore che "dovrebbe risolvere una cosa e non lo fa mai". Altro punto contestato, eppure sempre nell'agenda di governo, il federalismo che è accettabile, precisa Fini, solo a patto di non penalizzare il Sud. Non manca un accenno anche alla legge elettorale, con un mea culpa per un sistema che riserva agli elettori non più la sovranità popolare ma un "prendere o lasciare". Un passaggio che farà arrabbiare Umberto Bossi. 
Infine, l'economia. Contrastare la crisi non basta, è il monito di Fini, bisogna far ripartire il paese. Tremonti è avvisato. "Fa piangere il cuore un ragazzo su 4 non lavori", rileva il presidente della Camera, "colpa anche di chi contrabbanda per flessibilità una precarietà eterna". Mentre sulla mancata nomina del ministro dello Sviluppo Economico ormai, scherza il presidente della Camera, aspettiamo l'oracolo di Delfi.
Il finale è ancora un richiamo al cuore della platea, a quello di quando avevamo 18/ 20, dice Fini ai suoi. E a valori tradizionali della destra come il senso della patria e l'etica del dovere. "Se è un uomo non ha fiducia nelle sue idee e non è pronto a impegnarsi per esse o non valgono nulla quelle idee o non vale quell'uomo". Scatta l'applauso che chiude il discorso. Titoli di coda con il presidente della Camera che beve finalmente un bicchiere d'acqua e si rilassa cantando l'inno, complimentato dai suoi. Spunta ancora il sempreterno Tremaglia, sorretto a fatica, ma ancora con il tricolore in mano.
Fonte Repubblica.it