lunedì 18 maggio 2009

Perché in Italia la cultura scientifica è considerata di serie B? Qualcuno me lo spiega?

Sebbene negli ultimi anni vi siano vari tentativi di spettacolarizzare la scienza, come in alcuni programmi televisivi, con l’obbiettivo di divulgarla e dargli maggiore fascino, è ancora la cultura umanistica ad essere il parametro di riferimento per giudicare la preparazione di una persona. Puoi conoscere benissimo come funziona una cellula, ma se sbagli un congiuntivo, sei un ignorante.
La scienza purtroppo è vista con fascino quando è associata ai grandi scienziati, alle grandi scoperte, ma non è ritenuto indispensabile che tutti debbano conoscerla. Sempre più spesso sento persone vantarsi di non capire un tubo di matematica quasi fosse un pregio, le stesse persone che poi cercano di metterti in difficoltà citando questo o quel autore di cui tu magari hai solo un vago ricordo liceale.
Appunto il liceo, scordavo. È proprio nella scuola dove è vincente questa visione che privilegia l’uomo colto in senso letterario-umanistico e conseguentemente prevale la cura per la bella scrittura, il saper parlare. La parola contro i numeri.
Adesso non voglio stare qui a discutere sulla supremazia della cultura scientifica su quella umanistica o viceversa. Entrambi sono necessarie al progresso umano.
Ma voglio cercare di capire perché questo atteggiamento di rifiuto nei confronti delle scienze, e della conseguente discriminazione che ne viene fatta sul loro valore formativo degli individui. Per non parlare della cultura tecnica considerata da molti addirittura solo per la plebe, per le classi sociali meno abbienti che non possono accedere al sapere superiore che è quello umanistico. Quasi come se la cultura umanistica garantisse il successo e quella tecnico-scientifica ti ingabbiasse nella tua povera casta sociale.
Non si fa invece il ragionamento inverso, cioè che probabilmente chi ha i soldi sceglie il percorso umanistico perché più semplice e poi c’è papà che ci pensa al posto di lavoro.
Per chi non appartiene ad una classe benestante, in realtà, scegliere un percorso umanistico significa fare un salto nel vuoto. Sono i ricchi che scelgono la cultura umanistica e non la cultura umanistica a rendere ricchi. Non a caso in Italia c'è un forte gap tra domanda ed offerta di laureati.
Per avere quella tanto agognata mobilità di classe è perciò necessaria una maggiore cultura tecnico-scientifica. Lo hanno capito paesi come India e Cina, noi invece ci illudiamo che possiamo ancora andare avanti con le chiacchiere.
Forse mostrare una cultura umanistica è molto più semplice, molto più affascinante e ci sono molte più occasioni di sfoggiare le proprie conoscenze. Diciamo la verità, anche se uno non ha capito niente del pensiero di Platone o di Kant, citandone però al momento opportuno una frase fa comunque bella figura, salvo essere così stupido da citarla in maniera completamente inappropriata.
In pratica anche se non si ha una buona cultura umanistica si può apparire di averla. Bastano poche conoscenze per fare effetto sui più. È la supremazia dell’apparire sull’essere. Il bei parlatori come le veline, i tornisti ecc (sto usando in senso dispregiativo questi termini solo perché lo è considerato dalla opinione pubblica, non me ne vogliano coloro che si guadagnano da vivere con questi lavori).
Parlare invece di equazioni differenziali o di movimento dei gravi è estremamente noioso.
In tutto ciò io ci vedo una precisa volontà politica.
Alla fine parlo sempre di politica, ma come potevo lasciare in pace quei signori che ci governano? (Ma anche quelli che fanno opposizione). Non è forse favorevole per loro emeriti ignoranti far credere che per essere colti basta leggere dei libri di filosofia? A prescindere dal fatto che li si capisca. L’importante è memorizzare qualche frase per mostrarsi colti.
Quanto di più semplice che leggere dei bei libri per atteggiarsi a cultori del sapere, piuttosto che cercare di comprendere aridi numeri?
Eppure quei numeri sono fondamentali. Conoscere la fisica, la chimica, l’ecologia sono fondamentali ed imprescindibili per delle corrette scelte di politica energetica, ambientale, sociale etc. Ma i nostri avrebbero a che fare con dei numeri, aridi, che parlano da soli, che non hanno bisogno di commenti. Numeri che toglierebbero loro la parola. Numeri contro chiacchiere. Allora meglio far studiare dodici ore di latino al liceo “scientifico” contro due di scienze. Intanto i Cinesi e gli Indiani Avanzano. Il futuro è loro. Noi parleremo dell’essere che è, e non può non essere.
Adesso ditemi la vostra.



mercoledì 13 maggio 2009

Visto che la Repubblica continua inspiegabilmente a censurarmi, scrivo la mia replica ad Aquilano nero sul mio blog.

Oggi ho commentato un articolo su la Repubblica.it esternando la mia posizione favorevole ai tagli ai fondi ordinari che vengono distribuiti ai docenti e ricercatori universitari.

Giustamente un altro commentatore ha replicato alle mia affermazione con questo commento: «Per microliberismo...... sei veramente contento della riforma universitaria? Io sono stato uno studente universitario a cavallo della riforma universitaria. Ho studiato informatica, e nel mio primo anno di studi mi sono dovuto confrontare con un sistema universitario molto severo. Infatti pochi erano i laureati per anno. Certamente erano però super preparati.... invece ora la laurea ha perso di valore.... svalutata. Tutti passano gli esami (stile USA... frequenti e passi) e a flotte si laureano. E' questo che vogliamo? Che tutti abbiano un foglio di carta da appendere nello studio per pavoneggiarsi??? Miei colleghi laureati alla specialistica che a stento riuscivano a programmare (le basi dell'informatica). Bella questa riforma.... ora leviamo anche i fondi... ma si... perché non avere tutte le università private? Almeno la classe politica potrà dare loro le nozioni a cui sono interessati.... non credo che ci vogliano dotti e informati (ben informati).... sarebbe troppo scomodo. »

Come nel mio diritto ho scritto una replica a questo commento dicendo alcune cose fondamentali affinché fossero chiari alcuni punti:

1) la riforma in questione, quella a cui si riferiva aquilanonero è la famosa 3 + 2 che ha reso l’Università italiana una barzelletta. Questa riforma è stata fatta dal ministro Berlinguer e non da un governo di Berlusconi.

2) il governo Berlusconi vuole tagliare i fondi ordinari. Questi fondi servono a finanziare circa duemila euro all’anno a ciascun professore o ricercatore. Faccia o non faccia ricerca. Quindi pochissimi soldi e insufficienti per fare ricerca, ma che sono tantissimi se sommati tutti insieme. I pochi ricercatori e professori seri, infatti, ottengono i soldi necessari per la ricerca presentando progetti  che vengono finanziati da fondi straordinari.

3) I fondi per l'università sono diventati scarsi perchè dopo l'autonomia universitaria sono nati tantissimi corsi e facoltà inutili, spesso doppioni, facendo crescere esponenzialmente i costi.

Per questo credo che tagliare i fondi ordinari o quantomeno distribuirli con criteri diversi è doveroso.

Non so per quale motivo, ho inviato questa replica più volte ma la Repubblica non l'ha mai pubblicata. Purtroppo l'opinione diffusa tra gli studenti è che sia stato qualche governo Berlusconi a ridurre l'Università italiana in queste condizioni. Purtroppo chi si è macchiato di questo grave delitto, ripeto,  è  Berlinguer nel 2001 e tutti i Rettori e Baroni compiacenti che hanno visto in quella riforma l'opportunità di sistemare parenti e protetti vari. Per questo Berlusconi comincia a diventare simpatico anche a chi non condivide le sue idee politiche.



martedì 5 maggio 2009

Pantani vs Tonkov. Indimenticabile.



A pochi giorni dal Giro del centenario, Microliberismo omaggia il Pirata per le emozioni che ci ha regalato.
Purtroppo è durata troppo poco. Madonna di Campiglio ci ha tolto un sogno.